Siamo un gruppo. Siamo un gruppo di camminatori. Siamo un gruppo
di entusiasti. Siamo un gruppo di camminatori entusiasti. Siamo i Giovani
Dentro.
Io sono la Guida e loro sono i miei seguaci. Nel senso che
mi seguono, anche quando sbaglio sentiero. A volte addirittura mi precedono e
sbagliano sentiero al posto mio. E allora ho buon gioco a riprenderli e a dire
loro “Ma quante volte ve l’ho detto che bisogna stare DIETRO alla Guida, non
davanti”. E loro ridono, sbuffano, annuiscono, impazienti di riprendere a
camminare.
Sono i Giovani Dentro. Hanno l’entusiasmo che scorre nelle
vene. Hanno girato il mondo ma si emozionano per un bel panorama, per un guado,
per un bosco, per i fiori. Alcuni ne sanno di botanica molto più di me… non che
ci voglia molto. Lunghe disquisizioni sul tal fiore o la tal pianta arricchiscono le nostre giornate di cammino.
All’inizio del 2020, appena prima che scoppiasse questo macello del Coronavirus, abbiamo percorso il Sentierone della Brianza. Per chi non lo conoscesse è un sentiero che da Osnago porta a Lecco, procedendo a zig zag per la Brianza.
Brianza velenosa, cantava Lucio Battisti tanti anni fa. Mica vero, non per forza. Brianza deturpata, costruita, antropizzata. Questo sì, è vero. Però non tutta. Fortunatamente sono rimaste delle aree verdi, dei corridoi naturali che seguono il corso dei fiumi e dei torrenti che scorrono ricchi in questa terra. E poi ci sono i parchi, due in particolare, il Parco Regionale di Montevecchia e Valle del Curone e il Parco Regionale del Monte Barro.
Premessa d’obbligo: abbiamo attraversato il primo ma non abbiamo toccato il secondo. Arrivati all’eremo di San Genesio, in cima al Monte di Brianza, siamo scesi verso Olginate senza proseguire sulla cresta. Quindi tecnicamente non abbiamo percorso tutto il Sentierone…ma chissenefrega, dico io. Il Sentierone è là e quando potremo finalmente uscire di casa sarà sempre là ad attenderci.

Dicevo che a inizio 2020 abbiamo percorso il Sentierone a tappe. In realtà il Sentierone parte da Osnago ma io accarezzavo l’idea di andare (quasi) da Milano a Lecco a piedi, partire dalla metropoli e arrivare al lago. Fare il percorso di Renzo Tramaglino, però al contrario. Renzo andò verso la peste, noi – ancora inconsapevolmente – cercavamo di allontanarcene. Non siamo partiti da Milano, ma lo faremo. Promesso. Siamo partiti da Arcore. Arcore per i Milanesi è come il lago di Como per gli Americani. Questi ultimi arrivano a Bellagio e dicono “Dov’è la villa di George (Clooney), ci porti a vedere la villa di George?”. I Milanesi invece “Dov’è la villa di Silvio, ci porti a vedere la villa di Silvio?”.
Non li ho portati a vedere la villa di Silvio ma abbiamo cominciato il nostro percorso attraversando il parco di Villa Borromeo, un parco monumentale che ben pochi conoscono, arricchito da una villa di origine seicentesca che ha visto numerosi rimaneggiamenti fino al liberty. Purtroppo era gennaio e non abbiamo goduto delle fioriture del parco ma la giornata era talmente bella che abbiamo camminato con il cuore leggero e la mente sgombra, nel silenzio rotto solo dai pochi suoni di una natura ancora dormiente.
A Bernate, dopo una sosta caffè al bar, che è diventata sosta caffèpipìcomprolefocaccineleggoilgiornalechiamocasaguardolemailsultelefono… ehm, dicevo, dopo Bernate abbiamo lasciato l’asfalto e abbiamo camminato nei boschi, prima lungo il torrente Molgorana e poi all’interno di una striscia verde tra due file non interrotte di edifici e paesi. Guardando la mappa si capisce davvero quanto questa parte di Lombardia sia stata devastata da un’inopinata urbanizzazione nel corso del ‘900.
A un certo momento siamo usciti dal bosco e davanti a noi si è aperto lo spettacolo delle Prealpi lombarde con il rilievo di Montevecchia in primo piano, che si stagliava contro il profilo dentato del Resegone. Era ora di pranzo e, avvistata una cascina deserta, ci siamo impossessati di alcune sedie accatastate alla rinfusa in una legnaia e ci siamo accomodati sul prato per godere del meritato pranzo e di un sole insolitamente caldo considerando la stagione.
Si sa però che in questa stagione le giornate sono brevi e i
pomeriggi freddi e quindi ho dovuto richiamare all’ordine la truppa che,
impigrita dal sole e dalla socialità diffusa, traccheggiava in chiacchiere e scambi
di dolcetti.
Poco altro da rilevare fino all’arrivo ad Osnago, se non la villa
Busca Arconati Visconti, una delle più belle ville neoclassiche della Brianza, magnificamente
restaurata e oggi riconvertita in appartamenti di pregio. E infine l’arrivo
trafelato ad Osnago, dove la maggior parte del gruppo è letteralmente saltata
sul primo treno per Milano, lasciando la povera guida ad attendere gli ultimi
componenti del gruppo, prima di salire a sua volta sul treno e riguadagnare la
strada di casa.